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DECRETO RISTORI BIS: FEDERAZIONE MODA ITALIA SCONCERTATA DALL’ESCLUSIONE DEI NEGOZI DI SCARPE DAI RISTORI

10/11/2020 11.48.24

DECRETO RISTORI BIS: FEDERAZIONE MODA ITALIA SCONCERTATA DALL’ESCLUSIONE DEI NEGOZI DI SCARPE DAI RISTORI

RENATO BORGHI: “Siamo inferociti. Nessun ristoro per i negozi di scarpe che sono stati costretti a chiudere. Una scelta tra l'assurdo e il surreale”

“Troviamo qualche piccolo e insufficiente ristoro per il settore moda, ad oggi troppo trascurato nonostante perdite ingenti. Il nostro comparto vive di stagionalità e sta perdendo tutte le vendite dell'autunno/inverno in un momento fondamentale che è il più importante dell'anno. Servono ristori congrui e a geometrie variabili anche nelle aree arancioni e gialle, altrimenti non ci sarà più un futuro per queste attività che presidiano le nostre strade, vie e piazze”, così commenta il presidente di FederazioneModaItalia-Confcommercio, Renato Borghi, il Decreto Legge “Ristori bis”.

“Ma soprattutto - prosegue Borghi - siamo increduli per l'assurda e surreale decisione di escludere volontariamente i negozi di calzature di cui il Governo ha disposto con DPCM la chiusura nelle zone rosse. È una discriminazione che non possiamo tollerare e non vogliamo accettare. I negozi di calzature per bambini e quelli per adulti hanno lo stesso codice ateco. Dunque quelli per bambini possono stare aperti e quelli per adulti, no. E allora, perché i negozi di scarpe per adulti non possono ricevere i contributi previsti? Serve una più seria e responsabile attenzione al Sistema economico, visione e lungimiranza. Proprio per questo, far riferimento ai meri codici ateco (oltretutto sbagliando anche nello specifico), anziché guardare alla grave crisi del comparto nel suo complesso, è una visione molto miope. Ai nostri Associati, che in questi giorni ci hanno bombardato di telefonate, mail, messaggi di ogni tipo - conclude Borghi - cosa dovremo dire? che il Governo li vuole chiudere per sempre ? Si agisca subito per una soluzione perché le nostre imprese non hanno tempo di attendere la conversione in legge del decreto. Sarebbe troppo tardi”.