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COVID-19: LAZIONE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA

13/03/2020 14.49.39

COVID-19: L'AZIONE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA

La Pandemia COVID-19 – ahinoi – miete e mieterà sempre più vittime sia dal punto di vista della salute sia da quello economico e in particolare per le nostre attività che – come quei malati maggiormente a rischio di vita per patologie pregresse – sono più esposte perché soffrono da tempo di una crisi dei consumi e di una sorta di “concorrenza sleale” del web, che hanno portato negli ultimi 8 anni alla chiusura di ben 52mila punti vendita di moda in Italia.
 
Abbiamo ascoltato i Soci, raccolto tutti i contributi che ci sono pervenuti, segnalato l'emergenza, portando i numeri delle prime evidenze del forte stato di crisi aggravato dal coronavirus e, nella piena funzione propositiva del nostro ruolo al fianco delle imprese, abbiamo chiesto alle Istituzioni con forza, determinazione, attraverso il Sistema Confcommercio, i seguenti interventi urgenti per il nostro settore:
  1. estensione del Fondo di integrazione salariale alle aziende con meno di 15 dipendenti;
  2. estensione della cassa integrazione ordinaria anche al commercio, visto che ad oggi è prevista solo per edilizia e industria;
  3. indennità per i lavoratori autonomi che hanno subito un danno (e quindi anche ai negozi ed ai grossisti della moda);
  4. sospensione di tutte le posizioni tributarie e contributive;
  5. sospensione delle rate di mutui e finanziamenti con moratoria degli insoluti bancari in ABI - Banca D'Italia e sospensione della segnalazione in Centrale Rischi;
  6. differimento delle tratte ai fornitori in scadenza;
  7. differimento dei pagamenti dei canoni e agevolazione di locazione anche attraverso sgravi ai locatari;
  8. reintroduzione della cedolare secca sugli affitti di immobili commerciali;
  9. dimezzamento della soglia di accesso al tax free shopping.
 
Venendo incontro alle sempre più sentite esigenze dei Soci di tutta Italia, abbiamo predisposto e messo a disposizione format di lettere per segnalare uno stato di crisi non attribuibile al singolo operatore ma a tutta la categoria proponendo a fornitori e ai proprietari immobiliari soluzioni per ottenere dilazioni dei pagamenti.
 
Abbiamo inoltre segnalato l'opportunità che le misure di contenimento e contrasto del coronavirus – inizialmente previste per le cosiddette Zone Rosse, poi allargate a Regione Lombardia ed alle 14 provincie di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio- Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia – si estendessero all'intero territorio italiano.
 
Abbiamo poi preparato e diffuso diversi format di cartelli di avviso alla clientela come risposta dei negozi alle varie disposizioni che si succedevano (dal cartello che invitava i clienti a mantenere le distanze di un metro a quello che avvisava la clientela che – in assenza di obblighi alla chiusura, ma in presenza di regole che impongono alle persone di non uscire per fare shopping – l'attività sarebbe rimasta chiusa per adottare tutte quelle misure necessarie a limitare il diffondersi dell'epidemia; fino all'ultimo cartello per l'avviso alla clientela della sospensione dell'attività dal 12 al 25 marzo per DPCM 11 marzo 2020).
 
Il Presidente Renato Borghi ha anche dichiarato alla stampa che  “In mancanza di una decisione pubblica chiara e definita è il momento di fare delle scelte anche se tragiche in quanto implicano notevoli costi e forti sacrifici per le nostre attività. L'obiettivo è di assumersi con grande senso di responsabilità il rischio economico – in attesa di un intervento pubblico di sostegno che si fa sempre più urgente – per adottare tutte quelle misure necessarie a limitare il diffondersi dell'epidemia compresa la chiusura dell'attività. Ritengo che, in assenza di obblighi alla chiusura, ma in presenza di regole che impongono alle persone di non uscire per fare shopping, sia sensato – come categoria – supportare la decisione della chiusura dei negozi di moda del nostro territorio per proteggere quanto di più prezioso abbiamo: la salute dei nostri collaboratori, clienti e nostra”.
 
In un momento di confusione, fake news, come Associazione abbiamo contribuito a dare certezze agli operatori con costanza e tempestività di informazioni rispondendo a centinaia di chiamate al telefono, con comunicazioni dirette, newsletter “Articoli di Moda” e con un sito www.federazionemodaitalia.it quotidianamente aggiornato sulle notizie più importanti per il settore.
 
Dobbiamo, già da ora, immaginare come reagire al periodo che verrà dopo l'emergenza coronavirus.
 
È inevitabile pensare ai saldi.
 
Sul punto, anche sulla scorta dei dati delle indagini di FederModa e dell'Istituto di ricerche di mercato Format Research, come ricorderete, la maggior parte delle imprese si era espressa per posticiparne la data a fine luglio e inizio febbraio.
 
L'attuale contesto di emergenza ha cambiato lo scenario, con richieste che ci sono pervenute volte, da un lato, a confermare quanto emerso dalle indagini e promuovere la posticipazione dei saldi all'effettiva fine stagione anche sulla scorta delle moratorie richieste per l'emergenza coronavirus e sull'evidenza di avvio ritardato delle vendite in piena stagione; dall'altro, a proporre un anticipo della data di avvio al 1° giugno per evitare il rischio di giacenze di merce nei magazzini, nella consapevolezza di perdere marginalità.
 
Si ricorda che FederModa ha già posto l'attenzione sulle disposizioni attualmente in vigore in Regione Lombardia (Art. 116, comma 3 bis della l.r. 6/2010 Testo Unico del Commercio) secondo le quali per effettuare sconti non sarebbe necessario anticipare i saldi visto che: “In presenza di casi straordinari legati a gravi eventi calamitosi per i quali è stato decretato dal Governo lo stato di emergenza o dalla Regione lo stato di crisi, i comuni, di concerto con la Regione, possono adottare provvedimenti motivati di deroga rispetto a quanto previsto dal comma 2 (Le vendite promozionali non possono essere effettuate nei periodi dei saldi e nei trenta giorni antecedenti - ndr), anche per singole parti del territorio. La Giunta regionale, sentite le associazioni maggiormente rappresentative del settore commercio a livello provinciale, ai sensi della l. 580/1993, definisce i criteri, le tempistiche e le modalità attuative della deroga di cui al presente comma.
 
In questo caso sarebbe indispensabile un coordinamento della Regione.
 
Considerato che, nel dramma di questo periodo, tutte le persone e le Istituzioni si renderanno conto di cosa significhi avere le città deserte, spente nelle luci delle vetrine e negli animi, frustrate nelle relazioni e nell'economia, Federazione Moda Italia ha intenzione di proporre per i saldi estivi e invernali i “SALDI DELLA SOLIDARIETÀ” con iniziative di rilancio e supporto agli acquisti nei negozi delle nostre città.
 
Saranno “SALDI della SOLIDARIETÀ” per promuovere gli acquisti sotto casa e rilanciare un settore allo stremo delle forze che, con grande senso di responsabilità e non senza disagi e perdite economiche, è restato a casa per il bene e la salute di clienti, collaboratori, propri e della collettività.
 
Sconfiggere i postumi del dannato virus ma anche tornare a ripopolare le nostre strade, a fare shopping e favorire una riflessione sui valori di un mondo sempre più fisico e relazionale e meno virtuale e virale, è l'obiettivo dell'iniziativa che potrebbe sintetizzarsi nell'hashtag #ioaiutochièrestatoacasa (sulla scorta dell'hashtag lanciato dal Governo per il DPCM 11 marzo 2020 #iorestoacasa)
 
A fronte di queste evidenze sarà nostra premura predisporre un nuovo questionario per conoscere la volontà dei Soci sul tema.